E se la strada che avevi immaginato non fosse mai esisita?

Perché la vita non ci porta da A a B come avevamo previsto (e perché, forse, è proprio questo il punto).

Eccoti lì, con la tua mappa in mano.

Sai benissimo dove vuoi arrivare: quel lavoro, quella relazione, quella casa, quella versione di te che finalmente "ce l'ha fatta".

E sai anche come arrivarci. Prima questo, poi quest'altro, poi quell'altro ancora. Hai calcolato i tempi, le tappe, perfino gli imprevisti, perché sei una persona attenta, preparata, previdente. (O forse un po' catastrofista, ma questo resta tra noi.)

Poi parti.

E a un certo punto la strada non c'è più.

Il concorso salta. La relazione finisce. Il progetto non decolla. Ti ritrovi in una città che sulla cartina non c'era, a fare un lavoro che non avevi messo in conto, accanto a persone che non sapevi nemmeno esistessero.

E allora?

Allora pensi di aver sbagliato qualcosa. Che la vita ti abbia remato contro. Che ci sia stato un ostacolo, un incidente di percorso, una sfortuna.

Ricalcolo percorso

Di solito, a questo punto, ci diciamo che la cosa giusta da fare è essere resilienti.

Un po' come il navigatore della macchina: "Ricalcolo percorso". Prendiamo atto dell'ostacolo, ci rimbocchiamo le maniche, cerchiamo una deviazione e proviamo a tornare il prima possibile sulla strada di prima.

Sembra sano. Sembra maturo. E in parte lo è.

Ma questo modo di ragionare nasconde un presupposto che quasi nessuno mette in discussione:

che quella strada che avevamo immaginato esistesse davvero.

Che fosse lì, oggettiva, tracciata, asfaltata. E che la realtà, purtroppo, ci si sia messa di traverso.

E se la strada non fosse mai esistita?

Pensaci un attimo.

Quella strada che avevi in testa, da dove veniva?

Dalla realtà? O da quello che sapevi in quel momento, da quello che avevi visto fare agli altri, da quello che ti avevano detto che "si fa così", da quello che la tua testa riusciva a immaginare con le informazioni che aveva?

Forse la verità è un'altra, molto più semplice e molto più spiazzante:

non è che hai incontrato un ostacolo. È che quella strada non è mai esistita.

Era un'idea. Bellissima, magari. Logica, coerente, ben calcolata. Ma un'idea. Una mappa disegnata da noi, sulla base delle nostre logiche, dei nostri ragionamenti, delle nostre piccole teste un po' autoreferenziali.

E la vita, semplicemente, non segue le nostre mappe.

La vita ha altre leggi. Leggi che spesso non conosciamo in anticipo, e che anzi impariamo proprio così: sbattendo contro i muri che sulla cartina non avevamo disegnato.

Il problema non è l'obiettivo. È la strada a cui ci affezioniamo.

Attenzione, però: non sto dicendo che bisogna rinunciare ai propri desideri.

Gli obiettivi possono restare, e spesso è giusto che restino. Il punto è un altro: è quanto ci attacchiamo al come.

Perché a certe strade ci affezioniamo davvero, anche affettivamente. Ce le siamo raccontate tante volte, ci abbiamo costruito sopra fantasie, aspettative, immagini di noi stessi.

"Prima finisco gli studi, poi trovo lavoro lì, poi a trent'anni avrò questo, a trentacinque quest'altro…"

Quella strada diventa parte di chi pensiamo di essere. E quando non si realizza non perdiamo solo un percorso: ci sembra di perdere un pezzo di noi.

Ed è qui che succede la cosa più rischiosa di tutte:

cominciamo a leggere come "fallimento" o "ostacolo" proprio quello che invece è il ponte.

Quel lavoro che non volevi, e che ti ha fatto incontrare la persona che ti ha cambiato la vita professionale. Quella rottura che ti ha costretto/a a tornare a ciò che avevi abbandonato. Quel trasferimento non previsto, quella porta chiusa, quel "no" che ti ha fatto arrabbiare così tanto.

Non erano deviazioni dalla strada. Erano la strada.

Solo che seguiva leggi, regole, incontri, relazioni, apprendimenti che noi, da dove eravamo, non avremmo mai saputo immaginare.

Accogliere cosa?

Nella vignetta, la ragazzina chiede al Mostro cosa bisogna fare per raggiungere i propri obiettivi nella vita.

E il Mostro, con la sua solita calma, risponde che bisogna imparare ad accogliere.

"Accogliere cosa??"

Le strade che non avevamo calcolato per arrivarci.

Ecco, forse l'abilità da acquisire non è "imparare ad aggirare gli ostacoli". Non è diventare sempre più bravi a ricalcolare.

È imparare a staccarci dagli ideali di percorso che abbiamo in testa.

E accogliere non significa subire, o restare fermi ad aspettare che la vita decida per noi. Significa smettere di combattere la strada su cui siamo per rimpiangere quella che avevamo immaginato. Significa percorrerla con gli occhi aperti.

La prossima volta che ti sembra che "non stia andando come doveva", prova a chiederti:

"Sto soffrendo perché non sto arrivando dove voglio, o perché non ci sto arrivando nel modo in cui avevo deciso io?"

"Cosa mi sta insegnando questa strada che non avevo previsto?"

"E se questo non fosse un ostacolo, ma un ponte… dove potrebbe portarmi?"

Perché forse non si tratta di ritrovare la strada giusta.

Forse si tratta di accorgersi che la strada, quella vera, la stai già percorrendo.

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Se ti sei rivisto/a in questo articolo, se senti che la tua vita non sta andando come l'avevi pianificata e fai fatica a lasciar andare l'idea di come "doveva" andare, se stai vivendo come un fallimento qualcosa che ancora non riesci a leggere in un altro modo, valuta la possibilità di fare un percorso di Terapia su questo argomento.

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