Sei una sedia o una televisione? - Il vero motivo per cui a volte ti senti sbagliato/a-
Eccoti là, sul letto, a guardare il soffitto.
Ripensi a quello che ti ha detto il tuo amico Luca, a come si sente preso dalla sua ragazza, a quanto voglia farci un figlio e tu, che stai con Federico, non senti lo stesso slancio.
Oppure non stai proprio nemmeno con Federico, sei sola, non hai trovato il fidanzato, il compagno della vita, la dolce metà, e non riesci nemmeno ad adattarti a cercare compagnia su Tinder e compagnia bella. Non ce la fai, ti viene difficile, ti stride.
E poi c’è la questione di quella promozione che potresti ottenere, ma non riesci ad impegnarti per ottenerla. Sai cosa dovresti fare, ma non ti muovi, non parti…
Perché?
Perché gli altri sembrano ottenere quello che a te viene difficile?
Perché non riesci ad essere felice per ciò che dovrebbe darti gioia?
Perché ti senti sempre così lontana/o dal mondo in cui sei?
Perché tu, piccolo pezzo di un puzzle perduto, ti senti spesso così poco combaciante con il resto dell’enorme puzzle che ti sta davanti?
Sei davvero sbagliato/a?
Sei davvero un pezzo di puzzle difettato?
O forse le cose sono in modo diverso?
La fonte del problema
Il problema nasce da un presupposto che abbiamo un po’ tutti: un’idea implicita che abbiamo in testa e che è così radicata da non essere più messa in discussione.
E cioè che noi e le situazioni che ci circondano siano qualcosa di fisso, di già definito.
E dunque, se non riusciamo ad incastrarci al mondo, o c’è qualcosa che non va in noi, o c’è qualcosa che non va nel mondo.
E siccome ci sembra troppo arrogante pensare che il problema sia nel resto del mondo, allora è certo: il problema siamo noi.
E così proviamo ad adattarci a un contesto che riteniamo rigido e immodificabile e a darci da fare per correggerci.
Ci sforziamo di più, cerchiamo di controllare di più, di avere più forza di volontà, di fare più tentativi di essere “come dovremmo essere”. Magari accompagnando il tutto con un dialogo interno devastante e segreto che ci tormenta da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire:
“devo farcela”, “devo essere più forte”, “il problema sono io”, “faccio schifo”, “sono un casino”, “non ce la farò mai”, “tutti gli altri sono meglio di me” e così via…
Il risultato? Non solo il gap tra come crediamo di dover essere per poterci agganciare a quell’enorme puzzle non si restringe, ma spesso si amplifica.
Perché?
Perché se tu sei una televisione e cerchi di fare la sedia solo perché ti è stato chiesto di farlo, questo non significa che non ti romperai quando qualcuno ti si siederà sopra. Non credi?
Solo che noi che facciamo?
Invece di guardare il nostro schermo rotto e dire: “ops, mi sa che mi sto usando male”, ci diciamo:
“ecco, lo vedi? Faccio schifo! Manco la sedia so fare!”
Ma forse c’è un’altra verità che ci sta sfuggendo.
Perché forse quel contesto che vediamo fuori di noi e che consideriamo immutabile, non lo è sempre così tanto.
Che cosa cambierebbe se, davanti a una richiesta o a una situazione che ci fa stare male, invece di sforzarci di adattarci iniziassimo a chiederci:
“questa richiesta è l’unica possibile?”
“questo modo di stare in questa situazione è modificabile?”
“questo incastro è davvero l’unico disponibile?”
Perché forse il punto non è diventare delle sedie.
Il punto non è “aggiustarsi meglio”.
E forse quelle che interpretiamo come emozioni “negative” non ci stanno dicendo che non funzioniamo bene, ma di provare ad osare, di venire più allo scoperto e mostrare un po’ di più che non siamo sedie, siamo televisioni.
E' rischioso?
Oh sì, lo è. Perché magari qualcuno vuole davvero una sedia e basta e nell’esporci ci apriamo alla possibilità di essere “scartati”. Però, però magari, chissà, a qualcun altro piacerebbe moltissimo, invece, al posto di una sedia, avere una bellissima televisione su cui guardare splendidi film.
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Se ti sei rivisto/a in questo articolo e hai la sensazione di adattarti troppo spesso alle situazioni e ai contesti in cui vivi in un modo che non ti si addice, che ti soffoca e che non ti fa esprimere davvero chi sei, e vorresti e ti piacerebbe smettere di avere paura di esporti, valuta la possibilità di fare un percorso di Terapia su questo argomento.