In che modo la tazzina in cui berrai oggi il tuo caffè potrebbe renderti Gandhi
Qualche tempo fa mi trovavo in giro per Roma con mio padre. Passeggiavamo, parlavamo delle nostre vite e delle cose che ci stavano accadendo al momento, finché lui mi ha rivolto questa domanda: “Quante volte sei cambiata fino ad ora nella tua vita?”.
La cosa mi ha fatto pensare, e non poco…
Sono una terapeuta, quindi a contatto con il cambiamento continuamente. Vedo le persone cambiare, le aiuto a farlo. Alcune vengono nel mio studio per rivoluzionare la propria vita (spesso, dopo qualche grossa crisi), altre, per renderla più pacifica.
In un modo o nell’altro, il cambiamento è il mio pane quotidiano.
Ma quanti cambiamenti é possibile vivere? Quanti cambiamenti, davvero, possiamo sopportare nel corso della nostra vita?
Una volta, durante gli studi di Programmazione Neuro Linguistica, lessi qualcosa circa i diversi livelli di cambiamento che si possono vivere. La questione veniva affrontata da un tale di nome Robert Dilts, padre della PNL sistemica (se vi capita, leggete i suoi libri, sono molto, molto interessanti). Lui parlava di “livelli logici”, ma cosa sono?
I livelli logici e i gradi di cambiamento che possiamo operare su noi stessi:
Ambiente:
Sono cambiamenti di ordine del tutto esteriore. “Voglio cambiare casa”, “voglio cambiare città”, “Voglio comprare una macchina nuova”. Spesso, questo genere di cambiamenti riguarda più che altro l’espressione di quello che siamo. Cambiamo vestiti, mobili e capelli dopo che abbiamo vissuto un qualche cambiamento interiore di più o meno grande portata. Ma ci fermiamo a ciò che ci circonda, all’ambiente, appunto, in cui siamo e che creiamo intorno a noi. Sono cambiamenti già di una certa importanza (vivere in una casa invece che un’altra può già significare molto altro), e a volte, sembrano piccoli, insignificanti, ma, in realtà, aprono le porte a cambiamenti di un livello un pò più profondo: il livello dei comportamenti.
Comportamenti: Qui ci troviamo in quell’ordine di cambiamenti che hanno un effetto un pò più sostanziale nelle nostre vite. Si tratta di cambiamenti che, infatti, non hanno solo a che fare con ciò che ci circonda o con il nostro aspetto, ma che riguardano le nostre azioni, le nostre abitudini. Sono quei cambiamenti che iniziamo a perseguire quando ci diciamo cose come: “basta, voglio smettere di fumare”, “non voglio più avere questi scatti di ira, voglio stare calmo”, “Devo trovare il coraggio di riprendere a guidare”. Si tratta di cambiamenti immediatamente visibili che modificano, di conseguenza, alcune cose più profonde in noi: se smetto di fumare, poi, mi SENTO diverso/a, non è solo un comportamento. Se riprendo a guidare e vinco le mie paure poi, mi SENTO più forte. E se mi SENTO più forte, cambiato/a, poi finisce che oltre quel comportamento ne cambierò altri e quando cambieranno diversi comportamenti, inizierò a cambiare ad un altro livello… il successivo nella scala di livelli logici ipotizzata da Robert Dilts… il livello delle capacità.
Capacità:
Se smetto di fumare, non smetto solo di fumare, perché per riuscirci, io, in realtà, acquisisco una capacità che prima non avevo: ad esempio imparo a gestire il momento in cui mi viene voglia di fumare una sigaretta senza dare di matto e senza cedere e più lo faccio, più divento capace di gestirmi, acquisisco delle strategie nuove nei confronti delle mie voglie compulsive e quindi, cambio… Ugualmente si può dire per il guidare la macchina, del gestire la propria rabbia o di qualsiasi altro comportamento che si è voluto cambiare. Perché la verità è che se cambiamo modo di comportarci, cambiamo di conseguenza anche alcune nostre capacità, e se cambiamo capacità iniziano a cambiare altre cose dentro di noi, cose che hanno il potere di condizionare la tua vita in maniera molto, molto profonda: i nostri Valori e le nostre Credenze.
Valori e credenze:
qui iniziano i cambiamenti grossi, qui si smette di scherzare. Cerchiamo di capire. Se io per esempio, temo di guidare la macchina e quindi non lo faccio da 15 anni e poi decido che voglio cambiare e rimettermi a guidare e ci riesco e acquisisco la capacità di gestire la mia ansia e di superarla e poi faccio anche un bel viaggetto di una settimana on the road in Irlanda, quando fino ad un paio di mesi prima non riuscivo nemmeno ad uscire da garage di casa, beh, la mia percezione di ciò che per me è possibile, di ciò che posso fare nella vita, cambia! Eccome se cambia! E non solo riguardo l’automobile. Perché una volta che realizzo un cambiamento che mi sembrava difficile, molto difficile, quella parte del mio cervello che mi continuava a ripetere: “non ce la farai, non te lo meriti, è troppo complicato, è impossibile”, viene un pò scardinata, la mia credenza autosabotante comincia a traballare e lo stesso accade per i miei valori (o per quelli che mi raccontavo fossero tali).
Perché, sapete, se io mi convinco di poter fare certe cose, poi i miei standard cambiano e non solo gli standard, ma anche ciò che per me è importante, ciò che ha VALORE.
Perché se la volpe (quella che non arriva all’uva e dice che l’uva non gli piace) impara a saltare più in alto e a raggiungere l’uva, beh, siamo proprio sicuri che continuerebbe a considerarla così disgustosa? O forse la vorrebbe, lo ammetterebbe e, convinta ormai di potercela fare (grazie al giretto che si è fatta in macchina in Irlanda dopo anni che non guidava), farebbe di tutto per raggiungerla e finalmente mangiarla? E una volta mangiata l’uva, non credete che la volpe cambierebbe ancora qualcosa dentro di sè? Che dite, arrivare all’uva non avrebbe forse una conseguenza su un altro livello ancora di cambiamento, ovvero, sulla sua percezione di se stessa e della sua identità?
Identità:
Ebbene si, nella scalata del cambiamento, ad un certo punto, passo dopo passo, si tocca l’identità. Una volta che inizio a cambiare comportamenti che posso gestire, acquisisco nuove capacità, inizio a sentirmi diverso/a e a modificare ciò che credevo fosse possibile raggiungere o meno nella vita, io, inizio anche a sentirmi una persona nuova.
Si, cambio nell’identità, nella percezione che ho di chi sono, nel profondo.
Perché se, ad esempio, inizio a credere che posso farcela, non sono più un impiegato che ogni tanto suona la chitarra, ma divento un musicista che temporaneamente fa l’impiegato. E capite bene che se sono un impiegato che ogni tanto strimpella io farò cose MOLTO diverse nella mia vita rispetto a se invece sono un musicista che temporaneamente sta sbarcando il lunario. Io vedrò occasioni diverse, dirò di SI o di NO a cose diverse, accetterò compromessi diversi, e soprattutto OSERO’ cose diverse, perché si tratterà di fare uscire CHI SONO veramente e non solo di assecondare una mia passione (capite quanto sia diverso?). E poi? Dopo che inizio a sentirmi, credere, comportarmi come il musicista che in realtà io SONO, il cambiamento finisce lì? E’ questo il massimo livello di cambiamento al quale possiamo arrivare? No, Dilts ne contempla un altro… ed è quello Spirituale.
Spirito:
Già sento alcuni di voi che si lamentano “mmh, ancora sta roba… ma io sono ateo, non ci credo in Dio, mo perché dobbiamo parlare del lato spirituale e fare i fricchettoni? Il discorso mi stava piacendo, che cavolo!”.
Ma prima di mandarmi a quel paese, chiudere l’articolo e il computer a causa di questa parola, lasciate che la definisca meglio, senza giustificazioni, solo per capirci.
Avete presente Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Che Guevara, ma anche vostra nonna quando andavate a trovarla e vi preparava le polpette, o il barista che la mattina, insieme al caffè vi chiede come state? (per un certo periodo della mia vita, il “come va oggi, cara?” del barista sotto casa mi ha salvato dalla disperazione esistenziale). Bene, cosa hanno queste persone di particolare? Perché ce le ricordiamo?
Al di là dei discorsi ideologici e delle prese di posizione rispetto a certi argomenti politici, sociali o religiosi queste persone le ricordiamo perché hanno vissuto una vita dedicata a uno SCOPO.
Sono persone che facevano quello che facevano non guidate soltanto da una passione, da un capriccio, da un talento o da un ardore interiore, ma perché sentivano qualcosa di più grande che le riguardava, e a cui sentivano di doversi mettere a servizio: avevano un “perché” che le superava.
Ecco, il livello di cambiamento “spirituale” rappresenta quella strana spinta verso l’esterno che ci prende quando iniziamo a sentirci davvero bene con noi stessi, quando iniziamo ad avere un senso di identità che ci fa sentire felici e in armonia col mondo e che ci spinge a pensare: “si ma… oltre a stare bene io, posso fare qualcosa per qualcuno? Posso dare il mio contributo?”
Ed eccolo, quindi, il più grande e profondo cambiamento: quello che ci porta a uscire da noi stessi e a mettere ciò che siamo — capacità, talenti, valore — al servizio di qualcosa che conta davvero per noi.
Ed eccolo, quindi, il più grande e profondo cambiamento, quello che porta, spesso, a delle vere e proprie rivoluzioni interiori: iniziare a mettere ciò che siamo, le nostre capacità, i nostri talenti, il nostro valore, al servizio di qualcosa che per noi conta davvero, che ci appartiene, ma che va molto al di là della semplice soddisfazione personale.
Ma tutto questo, non è facile.
Perché per riuscirci dobbiamo essere in grado di valutare in che direzione stiamo cambiando, che percorso stiamo facendo. Se i comportamenti che abbiamo oggi ci stanno davvero permettendo di costruire delle convinzioni che ci supportano e che ci fanno essere sempre più simili a ciò che vogliamo essere (e quando dico “ciò che vogliamo essere” intendo quello che volevamo essere da bambini, prima che gli ingorghi della vita ci avvilissero e ci convincessero della non desiderabilità dell’uva).
E si, perché i cambiamenti avvengono di continuo e non solo se li programmiamo.
Le esperienze ci cambiano sempre, quelle positive come quelle negative e, soprattutto dopo grosse delusioni che magari hanno alterato le nostre convinzioni, i nostri valori e quindi, di conseguenza, il nostro senso di identità, dobbiamo fare attenzione a come lasciamo che la vita ci ricostruisca.
Perché ogni volta che viviamo una esperienza nuova alcuni pezzi di noi si perdono, il nostro senso di identità cambia e, forse, vale la pena, ogni tanto, fermarsi a fare un check.
Semplicemente chiedersi: “si ma io, che scopo vorrei perseguire? Da cosa mi sento spinto/a? (spirito) Chi voglio diventare? Che genere di persona vorrei essere (identità)? E per essere quel genere di persona, che cosa dovrei pensare di me, degli altri e del mondo (convinzioni e valori)? E per avere queste convinzioni, che capacità dovrei acquisire (capacità)? E per acquisirle, che comportamenti dovrei iniziare ad adottare? (comportamenti) E per iniziare ad adottare quei comportamenti, in che tazzina dovrei bere, oggi, il mio caffè?” :)
Pensaci :)
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